“Dark Reign”: politica e religione tra i fumetti e la gnosi

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Ideologia e religione. I criminali al governo, il bavaglio dell’opinione pubblica, la sicurezza. Verità e finzione. Media e cultura. I supereroi: poteri, maschere e archetipi. Continuity Marvel e storia americana dal 1961 all’11 settembre. La fine del Comics Code e la destrutturazione narrativa. Secret War, Civil War, Dark Reign: il potere senza maschere. Profeti e scintille. Lo gnosticismo: nodi irrisolti e fasi critiche. Potere, culti religiosi ed evangelismo militante in America. Psicologia e cosmologia: tre tipi di uomini. L’impotenza di Dio. La bestemmia contro lo Spirito Santo. La coincidenza di Cristo e Anticristo. Problematiche e vitalità delle culture cristiane. Neo-oscurantismi politically correct. Il Vangelo di Verità e la conoscenza del Padre. L’ateismo religioso. Eroismo e conoscenza. La condizione dell’eroe e il vuoto del presente. La classicità e il male. Cristo e la sua ombra. Le tentazioni e la salvezza. La lotta per la luce. Incertezza costituiva della contemporaneità. Sentry e Void: onnipotenza e psicosi. La tumulazione nel sole. Mitopoiesi. La lotta con l’ombra e lo spirito della favola. La mediocrità politica e la Prima Apocalisse di Giacomo. Ripensare i rapporti tra potere e sapere.

 

1.   Filosofia delle maschere

Ormai tutti sanno che in ogni piccola questione locale mille equilibri geopolitici si intrecciano, e ognuno è consapevole che può fuggire dagli appelli alla responsabilità soltanto chi ne ha fatte davvero troppe. Ma se molti ignorano che l’ideologia non è mai stata così forte come quando abbiamo preteso di seppellirla, sono pochi a immaginare che dopo essere morto Dio è risorto reclamando vendetta. Inoltre, sappiamo anche che i supereroi sono migrati dalle pagine agli schermi, permettendo di pontificare nei loro riguardi anche a chi non ne ha mai letto neppure mezza paginetta. Eppure, nessuno ha saputo cosa dire quando sui canali televisivi di ogni paese noti criminali che ricoprivano solenni incarichi governativi hanno mentito spudoratamente, e nessuno ormai sa più come reagire ad una situazione nella quale l’opinione pubblica è imbavagliata da un condizionamento che rende impossibile avanzare una qualsiasi critica alle opinioni dominanti senza provocare biasimo. E c’è persino chi può affermare, come suggerisce lo scrittore di fumetti Brian M. Bendis, che in tempi difficili è proprio da persone autoritarie e prive di scrupoli che si desidera essere guidati, perché l’importante è sentirsi sicuri, anche a costo della propria libertà. [1]

Le storie dei supereroi della Marvel Comics, nota anche come “Casa delle Idee”, hanno affrontato con particolare aderenza queste tematiche nel ciclo narrativo Dark Reign, per comprendere il quale bisogna attraversare anche altre storie e altri  cicli, almeno a partire da Secret War, secondo una combinazione di stratagemmi narrativi e di mercato talvolta felici e talvolta no. I superficiali potranno pensare che stiamo gettando via il tempo in storielle buone per sottosviluppati e bimbiminkia: eppure, in ballo c’è qualcosa di più, laddove proprio in narrazioni di questo tipo possiamo riscontrare la portata di un’idea tipica del pensiero di Lacan e fortemente sostenuta da Žižek su «la verità che ha la struttura di una finzione»[2]

Approfondiamo termini e riferimenti: se «la verità è un valore che risponde all’incertezza da cui l’esperienza vissuta dall’uomo è fenomenologicamente segnata»[3] allora criteri quali certezza, evidenza e non contraddizione cedono il passo alla possibilità che qualsiasi fatto suscettibile di osservazione diretta sia comunicabile, registrabile e collocabile in serie di identificazioni simboliche. Pertanto, attraverso le vicende di personaggi mascherati inverosimili quanto reali, che affrescano il reale in modi tanto assurdi da sembrare veri, accade che un’arte dalle particolari capacità di diffusione e ampiamente fruibile può essere capace di mostrare un ordine simbolico in grado di confrontarci con la realtà sociale in modi particolarmente esplicativi.

I fumetti, oltre ad essere estremamente peculiari alle condizioni di riproducibilità tecnica descritte a suo tempo da Benjanim [4], rivelano di essere particolarmente suscettibili di porsi in sintonia con un contesto nel quale i criteri distintivi tra cultura alta e bassa sono profondamente mutati. Inoltre, se hanno mantenuto le componenti di democraticità e sensibilizzazione sociale già riconosciuti nella pionieristica indagine di Eco [5], molti fumetti hanno anche invalidato alcuni degli aspetti negativi riscontrati dal grande semiologo laddove il loro pubblico costituisce ormai una nicchia preparata ed esigente, che in grande misura rifiuta prodotti omologati sul “buon senso” oppure passivamente conformisti. Piuttosto, i lettori di fumetti prediligono visioni critiche che possono incoraggiare a conoscere la storia così come il presente, rispondendo così ad un pensiero vivace e per nulla mediocre, capace di veicolare valori culturali con buoni margini di competenza e responsabilità.

Un’ampia oscillazione di generi e stili ha rimesso in discussione i parametri che definivano gli ambiti. Così, se all’epoca del loro primo imporsi i fumetti ereditavano le caratteristiche dei romanzi ottocenteschi di Dumas e Sue e le suggestioni di pensatori quali Emerson e Nietzsche, ormai sono definitivamente integrati anche gli stimoli di numerose avanguardie artistiche e letterarie, al punto che quel “superomismo” per Eco caratterizzante gli aristocratici “apocalittici”, difensori dell’eccellenza letteraria, è ora in larga misura appannaggio anche del lettore di fumetti, per quanto di fronte ad una spesso disorientante varietà di soluzioni questi possa anche viziarsi della pretesa di “avercelo più lungo” degli autori e avanzare critiche estreme spesso gratuite, a volte addirittura incapaci di godersi una buona storia. Inoltre, in modi piuttosto assortiti, più di una generazione di scrittori di ogni genere e capacità è ormai influenzata dalle storie dei personaggi in calzamaglia, comportando così commistioni la cui casistica ancora attende di essere codificata.

La letteratura supereroistica ha un proprio complesso di norme implicite. I “poteri” rappresentano la metafora delle possibilità di cui ogni particolare singolarità è portatrice; la “maschera”, piuttosto di nascondere, costituisce una forma di rivelazione. Tutto questo è perfettamente normale: infatti, ogni persona ha specifiche capacità. Inoltre, le parole persona e personaggio, il “volto mostrato”, hanno etimologia varia ma semanticamente coerente (latino: persona; etrusco: phersu; greco: prósopon). I contenuti nascosti da maschere e manifestati nei poteri possono essere di tipo inconscio, costitutivi tanto dei «complessi a tonalità affettiva» dell’intimità psichica, che Jung  suggerisce possano essere propri ad archetipi dell’inconscio collettivo; [6] sempre Jung è tra coloro che sollecitano di individuare le affinità che sussistono tra le tensioni spirituali contemporanee e quelle tipiche dello gnosticismo del I-II sec. dopo Cristo, [7] ampia corrente culturale che nella terra di nessuno tra cristianesimo e giudaismo mantenne rapporti con la speculazione greca quanto le concezioni iraniche, babilonesi ed egizie.

Tali suggestioni possono così aprire il campo ad un’ampia serie di argomenti. Del resto, da sempre ogni storia racconta senso e tensioni dell’epoca nella quale è formulata, e spesso lo fa utilizzando materiali che trova dove può. Così, inquadrare i termini delle questioni che legano tra loro letteratura fumettistica, religione e politica permette di consultare numerose e diverse opere: impresa avvincente e stimolante, che prescinde anche dalle confessioni eventualmente professate da autori e personaggi, e la cui considerazione può permettere di spingere la riflessione verso territori non esplorati e anche di ridefinire quelli già noti.

Prima di addentrarci in dettagli e implicazioni, è opportuno ripercorrere un po’ di storia: non tutti ne sono a conoscenza e molti la sottovalutano, mentre chi la conosce adora sentirla ripetere con variazioni sempre nuove. Nei personaggi Marvel costumi e poteri si risolvono in metafore di un’umanità sin troppo umana e di un eroismo spesso vicino alla sua negazione: fragili e screditati, spesso segnati da handicap fisici, a volte piuttosto imbranati e talvolta palesemente impresentabili, questi tenerissimi e paradossali protettori del mondo, pronti ad ogni specie di errore e fallimento, impegnati in una personalissima ricerca di dignità e libertà niente affatto garantita, possono ridursi ad essere tanto vittime quanto conniventi dell’ambiguità di una legge capace di risolversi nella copertura di interessi innominabili.

Tale carattere problematico è stato inculcato a Fantastici Quattro, Ant-Man, Uomo Ragno, Thor, Hulk, Devil, Dr. Strange, Nick Fury, X-Men, Vendicatori e molti altri (arrivati ormai a oltre cinquemila) creati dal grande Stan Lee e dai disegnatori Jack Kirby e Steve Dikto, e dalle centinaia di autori loro succeduti a partire dall’anno di grazia 1961: lo stesso anno di nascita del presidente in carica – anche nei fumetti Marvel – Obama. I “supereroi con superproblemi“, che oltre ad una maschera hanno un volto, un nome e un cognome, vivono in un mondo che, a parte la loro presenza, è molto simile al nostro e le cui vicende si concentrano perlopiù a New York. [8]

Nel corso del tempo, nonostante alcune imbarazzanti ricadute, sono incrementate le distanze dalle tendenze propagandistiche che segnavano i loro primordi e, rotte le convenzioni mainstream, così come sono cresciuti i lettori, sono cresciuti anche i fumetti, assimilando le lezioni dei cartoonist europei. [9] Peraltro, il loro essere americani non li separa dal resto del mondo e non perché partecipi di pretese imperialiste, quanto piuttosto per una tendenza a mantenere desta la coscienza critica del paese.

Tale aspetto è impresso già ab origine. Nel momento in cui gli Stati Uniti stanno perdendo la corsa alla colonizzazione dello spazio, un gruppo di esploratori fallisce un viaggio cosmico clandestino e si ritrova con poteri “fantastici”: i Fantastici Quattro, conformi ai canoni classici ma già particolarmente avvincenti e spiccatamente realistici, sono i primi personaggi a proporsi. I caratteri sono in qualche modo divini, come vuole anche l’autore di fumetti Grant Morrison [10]: lo sono però sopratutto nei modi di un’epica che, se come tutte le epiche sa coinvolgere l’infinito nel finito, è dotata di caratteristiche peculiari per la quale i personaggi sono piuttosto affini alla sofferta drammaticità delle figure bibliche, differenziandosi così da Superman, Batman e gli altri della DC, l’altra importante casa editrice del settore, da parte loro più affini all’olimpica grandezza del mito greco.

Tale epica risulta “più-che-moderna”, quindi non moderna ma nemmeno postmoderna: infatti, non rompe del tutto con le convenzioni narrative tradizionali ma apre a contaminazioni di ogni tipo. E in queste storie, non esclusivamente fantascientifiche, non soltanto chi muore è sempre pronto a risorgere: la premessa è proprio che le persone intossicate di radiazioni o coinvolte in incidenti e esperimenti vari, invece di morire, ricevono superpoteri oppure subiscono mutazioni genetiche. Con tali modalità “più-che-apocalittiche”, capaci di rendere superiori alla morte e di ogni devastazione possibile, viene esorcizzata la paura del nucleare e dei rischi del progresso ai quali gli USA sono votati, elaborando così un’estetica del meraviglioso ampia e pluriforme, i cui risultati attingono da tutti i generi. Ricavando un sistema da motti e situazioni: un uomo può reinventarsi infinite volte e anche da solo può fare la differenza, e tuttavia le sue responsabilità sociali sono enormi e gli esiti niente affatto scontati. [11]

Eventi decisivi nella recente storia americana, quali sconfitta in Vietnam, scandalo Watergate, fine della guerra fredda, 11 settembre e guerre globali, rappresentano le tappe attraverso cui i supereroi si sono distaccati dalle immagini di comodo, radicalizzando la tendenza ad occuparsi del reale in maniera piuttosto cruda e realistica pur se attraverso un elaborato filtro simbolico. Nel 2001, approfondendo lo studio della complessità psicologica dei personaggi e moltiplicando gli agganci all’attualità, viene definitivamente abbandonato il sistema di valutazione del Comics Code che relegava il fumetto ad un target infantile, permettendo così di elaborare in maniera sempre più adulta tematiche relative a biotecnologie estreme, fanatismi religiosi, multinazionali immorali, eserciti privati, crimini di guerra, politica del terrore, informazione manipolata. [12]

Il proliferare di storie è piuttosto vasto e immette costantemente in una polifonia narrativa estremamente articolata, la cui condizione a priori è una continuity per cui storie di oltre un settantennio (includendo i periodi in cui il nome della casa editrice è stato Timely e Atlas) sono reciprocamente connesse e avviluppate in una matassa complessa e mai perfettamente definita, capace di valore propulsivo anche perché cerca di mantenere un equilibrio impossibile tra le incongruenze prodotte e quelle risolte.  Ci sono limiti e vantaggi: se a volte le trovate editoriali con le quali vengono periodicamente rinnovate le attenzioni di vecchi e nuovi lettori scivolano nel marketing compulsivo, spesso le continue soluzioni spettacolar-apocalittiche sono puntualmente ricondotte a stimoli per ideare storie. Così, settori solitamente considerati più seri, quali quelli librari e discografici, potrebbero anche prendere spunto da tali modalità per provare a riqualificarsi e ritrovare credito.

Nel periodo a noi molto vicino nel quale gli USA tentano di riaffermare un ruolo di leader mondiale che sono ormai prossimi a perdere, nella Marvel prende forma un potere criminale, paranoico e assoluto, ossessionato dalla “sicurezza” proprio laddove ne rappresenta la negazione. L’assunzione di una realtà altamente problematica, che ha nell’11 settembre il suo momento topico, permette il perfezionamento del concetto alla base della Casa delle Idee, che si compie attraverso la sovversione e la destrutturazione di ruoli e personaggi. Tralasciamo qui, nonostante la particolare pertinenza, quelle della prima serie Ultimates, che con i testi brillanti e corrosivi dello scozzese Mark Millar e gli accurati disegni di Brian Hitch ha sviluppato un’accanita critica al governo americano attraverso versioni aggiornate, realistiche e amorali dei personaggi del supergruppo degli Avengers, [13] e consideriamo quindi il filone “principale”, nel quale tale fase, già accennata da singole storie e specifiche caratterizzazioni, si inaugura nel 2004 con Secret War.

La saga, scritta dal prolifico e brillante Bendis, che ha trascorsi nel fumetto indipendente ed è particolarmente abile nei dialoghi e nelle caratterizzazioni, e illustrata con marcato gusto pittorico da Gabriele Dell’Otto, ha consistenza autonoma pur intrecciando come cross-over le varie serie: suo presupposto è la tesi che Bush fosse stato a conoscenza degli attacchi contro l’America: sembrano particolarmente calzanti gli argomenti, piuttosto calibrati e documentati, per cui non soltanto l’amministrazione sapeva, ma pensava addirittura di trarne benefici, per quanto incapace di prevedere l’entità del danno; [14] inoltre, a causa del perdurante ricatto delle élite finanziarie, [15] la circostanza potrebbe ripetersi. Ecco cosa ci fa sapere al riguardo la superspia Nick Fury: «Hanno le informazioni! Le hanno! Sanno chi… chi… Hanno le prove inconfutabili di chi sia il loro nemico… E hanno intenzione di starsene con le mani in mano. […] Sta succedendo di nuovo.» [16]

Qui interessa sapere soltanto che Fury organizza una task force di alcuni dei più popolari personaggi Marvel, coinvolgendoli in una missione contro la piccola nazione Latveria, finanziatrice degli inverosimili armamentari dei supercriminali e ordinariamente governata dal crudele Dottor Destino, ma al momento retta da un’amministratrice scelta proprio dagli americani. Per farla breve, la missione riesce soltanto ad aggravare le relazioni internazionali, è talmente segreta che nessuno ne ricorda nulla  in quanto tutti i partecipanti sono sottoposti a lavaggio del cervello, alcuni dei protagonisti rimangono coinvolti in attentati personali con scontri a New York che comportano danni civili enormi; infine, Fury dà le dimissioni dall’agenzia spionistica SHIELD e viene iscritto tra i ricercati come criminale di guerra. [17]

Per sconvolgere ulteriormente la situazione, Bendis elabora l’altro cross-over Avengers Disassembled, disegnata con toni drammatici principalmente da David Finch, in cui la minaccia agli eroi viene da loro stessi: Scarlet, una maga del caos componente dei Avengers, impazzisce per la propria maternità mancata e uccide diversi suoi compagni, determinando una ridistribuzione delle file delle varie formazioni. Con una formula che moltiplica gli agganci di varie narrazioni laterali e spin-off, segue così House of M, scritta sempre da Bendis e illustrato dallo stile espressivo di Oliver Coipel, che si interroga sul ruolo delle minoranze aggressive, mettendo in gioco una realtà parallela nella quale i mutanti, normalmente perseguitati, diventano il gruppo dominante alle spese degli umani.

Quindi, Civil War. Le storie principali, scritte da Millar e illustrate dal tratto realista ed “europeo” di Steve McNiven, si incrociano con tutte le serie per nove mesi azzerando numerose situazioni narrative. Nel 2016 la storia torna in auge in un film di Christofer Markus e Stephen McFeely che ne riconsidera i motivi attualizzandone caratteri e significati e introducendo importanti differenziazioni nei personaggi e nella storia. [18] In ogni caso, la circostanza di base rievoca a guerra di secessione che dal 1861 al 1865 contrappose gli Stati unionisti del nord di Abraham Lincoln agli Stati confederati del sud di Jefferson Davis; i primi, già fortemente industrializzati, si opponevano alla schiavitù non soltanto per una superiore fede nel diritto, ma anche per contrastare la base prettamente agricola dei secondi; la vittoria dei nordisti e la mantenuta unità nazionale permetteranno lo straordinario sviluppo industriale degli USA.

La guerra civile tra eroi in costume si svolge in un mondo tecnologicamente molto avanzato e si basa su precise esigenze politiche e sociali, contrapponendo da una parte i sostenitori della registrazione governativa di tutti i vigilantes, dall’altra quelli che rigettano tale soluzione; i primi sono soprattutto le figure più vicine ai poteri industriali e militari, rappresentati dal progressista e mondano Tony Stark/Iron Man, che ha anche numerosi incarichi governativi, i secondi sono prevalentemente personaggi più prossimi alla strada, capeggiati dal tradizionalista e riflessivo Steve Rogers/ Capitan America, soldato ed eroe della II guerra mondiale, nostalgico del “sogno”. [19] Uno rappresenta la libertà personale, l’altro la fedeltà alla legge: eppure, ambedue le figure sono problematiche e destinate, oltre che a scontrarsi, anche a incrociarsi, dato che la prima è obbligata a subordinarsi ad interessi che contraddicono ogni libertà effettiva, mentre la seconda si trova spesso costretta a contestare la stessa legittimità delle norme. Così, le due distinte componenti della cultura politica americana, già chiare dai tempi di Tocqueville, [20] giungono, almeno idealmente, a pieno conflitto, rivelando la profonda crisi del paese.

Nel fumetto e nel film, la guerra civile inizia da una crisi innescata dagli stessi superumani: i riferimenti sono diversi, ma simile è il senso di incertezza e disfatta. In un caso, a portare all’obbligo di una normativa sulle maschere, è l’imprudenza di giovani “eroi” protagonisti di un reality show che provoca la distruzione di una scuola e la morte di quasi 900 bambini; nell’altro, uno sciagurato intervento di polizia internazionale superumana in Nigeria e l’indole assassina di un robot sfuggito ai proprio creatori che rimanda alla continuity cinematografica del Cinematic Universe. Indipendentemente dalla causa materiale, i problemi sono relativi alle disposizioni che limitano l’uso dei superpoteri per regolamentarli con una di “licenza”: le questioni sottese non sono affatto immaginarie o banali, e sono affini a quelle che tendono a riequilibrare gli scenari dei conflitti globali e ad esercitare un controllo sull’uso di armi: non è certo inutile riflettere su tali evenienze, laddove le guerre americane hanno portato a un peggioramento irreversibile della situazione internazionale, mentre nelle scuole del paese le stragi armati si ripetono in modi compulsivi. [21]

Le implicazioni del contrasto implicano infinite sfumature di grigio: si tratta soltanto, come dice ad un certo punto della storia il Dott. Strange, mago per nulla ciarlatano, di una «questione di prospettive». [21] Ogni schieramento è al di là del torto e della ragione, nessuno è del tutto buono, nessuno è del tutto cattivo e anzi, mentre i “buoni” si scagliano contro altri “buoni” opponendo tra loro atti terroristici e feroci repressioni, molti “cattivi” si mescolano ai due schieramenti. In un crescendo inarrestabile, la resistenza va incontro alla vittoria: eppure, di fronte ai danni inferti alla città e al forte contrasto della popolazione, Capitan America preferisce arrendersi e si fa arrestare. Rimane quindi fulminato da un colpo sparato da sicari sulle scale del tribunale, in storie scritte con modi da romanzo americano da Ed Brubacker e disegnate da Steve Epting con toni malinconici. [22] Invece, il film, del quale tralasciamo le numerose varianti che pescano in vari modi alla mitologia Marvel, si chiude con lo scioglimento degli Avengers, lasciando in sospeso eventuali sviluppi.

Nei fumetti gli archi narrativi successivi, ideati da Bendis e sviluppati da tutti gli autori, approfondiscono ulteriormente la riflessione sul potere. Con una serie portante illustrata dell’espressivo Leynil Francis Yu, Secret Invasion descrive il tentativo di un’invasione planetaria da parte dei mutaforma extraterrestri Skrull, da parte loro sottoposti a enormi problemi di sopravvivenza, durante la quale viene in luce il peggio degli umani: in una diffusa paranoia nessuno sa chi sia davvero l’altro, amici e nemici si scambiano continuamente di ruolo, tutto quello che si conosceva per certo è messo in discussione, non si sa più se si protegge qualcuno o se lo si combatte: tuttavia, sul pianeta, le persone da tempo «già non sapevano di chi fidarsi». [23]

Norman Osborn, già noto come Goblin e a capo di una task force governativa composta da criminali, si distingue agli occhi dei media come “capo della resistenza” terrestre e sferra il colpo decisivo contro la Regina degli Skrull. Sventato il pericolo, Osborn riceve tutti gli onori, mentre chi si è dimostrato incapace di prevenire l’invasione è destituito da ogni incarico: infatti, in storie intricate e brillanti di Matt Fraction, plasticamente illustrate da Salvator Larroca, Tony Stark/ Iron Man cade in disgrazia e diventa ricercato, ed è costretto alla fuga, mentre il suo decadimento mentale avanza. [24]

I criminali gestiscono la legge e gli eroi sono perseguitati: è questo il Dark Reign. Non c’è una serie portante, e quindi non è tecnicamente un cross-over, ma, come dichiarato dall’editor-in-chief Joe Quesada, «è quello che accade nell’Universo Marvel». È simile a quanto accade anche nel nostro.

Osborn è un affarista spietato e un maniaco omicida, grande capitalista del settore chimico e già aspirante capo della malavita. Come Goblin si è distinto soprattutto per aver ucciso Gwen Stacy, fidanzata di Peter Parker/Spider-man [25] in storie stupende e crudeli di Gerry Conway e John Romita sr nelle quali il fumetto perse definitivamente l’innocenza; [26] dato per morto, dopo anni viene ripescato a sorpresa da Howard Mackie e John Romita jr per risolvere con un degno colpo di scena le complesse pastoie comportate dalla seconda saga del clone di Spider-man. [27] Nelle storie ambientate durante Civil War, scritte dal sulfureo scozzese Warren Ellis e disegnate da un ombroso e possente Mike Deodato, Osborn sconta la condanna all’ergastolo in un carcere di massima sicurezza, dal quale viene liberato perché assuma la guida dei Thunderbolts, squadra di criminali sponsorizzata dal governo per dare la caccia agli eroi ribelli. [28]

Norman Osborn ha un talento speciale per la leadership, il marketing e la comunicazione, e alla fine di Secret Invasion è nominato da Obama in persona capo della sicurezza degli Stati Uniti d’America: in pratica, è l’uomo più potente del mondo e diventa l’autentico deus ex machina del Regno Oscuro. Il Dark Reign riflette molti dei mutamenti avvenuti nella struttura del potere nella nostra realtà. Lo “stato di eccezione”, come già aveva indicato Carl Schmitt in La dittatura (1921), comporta la sospensione dell’ordinamento giuridico e la massima attuazione della legge: laddove si configuri come condizione permanente, indica una corruzione strutturale, un abuso di potere sistematico. [29]

Osborn rappresenta quindi il potere senza maschere, emblematico di un modo di fare politica capace di grossi consensi popolari proprio laddove è più discutibile, diffuso non solo negli States e piuttosto riconoscibile nello stile, per il quale ognuno potrà fare i nomi che preferisce. Se nelle circostanze ufficiali preferisce abiti firmati, in battaglia indossa un’armatura bardata dalla bandiera americana e, sotto l’aperta ironia di alleati e avversari, che non risparmiano apprezzamenti alla caratteristica e curatissima capigliatura a piccoli ricci, si fa chiamare Iron Patriot, sostituendo nell’immaginario Iron Man e Capitan America, portando a degno esito una discreta serie di eroi psicotici fiorita nel disincanto dei decenni precedenti.

Osborn dispone di varie formazioni: una task force segreta di criminali specializzata in lavori sporchi (i già visti Thunderbolts), un’agenzia di intelligence per il controllo dei supereroi registrati (HAMMER, che prende il posto della precedente SHIELD); una formazione governativa di criminali e psicopatici che si fingono giustizieri (Dark Avengers); un’élite di outsider e leader sopra le righe utile anche a tenere sotto sorveglianza eventuali rivali (Cabala). Laddove non si serve o proscrive i superumani, Osborn controlla polizia e magistrati, mondo dell’impresa e mezzi d’informazione. È lui il consumato uomo di potere che dice all’intervistatrice: «Si limiti alle domande concordate» e poi, davanti alle telecamere giunge le mani in preghiera e ringrazia Dio per avergli dato una «seconda possibilità». [30]

Cosciente che in televisione bisogna negare le sconfitte, di fronte ad uno scacco clamoroso riesce a negare l’evidenza con una sfacciataggine impeccabile, affermando tronfio: «Abbiamo vinto». [31] Il suo pensiero si compendia in questa secca asserzione, che capovolge quanto sapevamo su morali e lieti fini: «I cattivi vincono sempre.» [32] Per nulla avventato, anzi estremamente cauto nel suo essere pragmatico oltre i limiti dello schifo, l’uomo più potente d’America e del mondo soffre comunque di attacchi d’ira e di allucinazioni e riesce ad essere più inquietante proprio laddove tenta di essere positivo: ad esempio, nel coccolare sinistramente il grembo gravido della donna che ha ‘sfilato’ a suo figlio Harry appellando il nascituro: «principe Goblin», [33] oppure quando tranquillizza le crisi del potentissimo e folle Sentry proponendogli hamburger e anelli di cipolla con le immortali parole: «Mc Donald. Sverrai dalla felicità». [34]

Eppure, in storie precedenti, lo stesso Sentry è anche un «semidio che risplende di una luce interiore», caratterizzato con queste parole, pronunciate dal suo amico Reed Richards/ Mister Fantastic: «’Dobbiamo essere vigili’. Dobbiamo guardare dentro noi stessi e capire cos’è che importa veramente. Reagire al veleno. Per il bene dell’umanità.» E ancora: «Quel suo eroismo quasi impossibile era eguagliato solo dall’insaziabile desiderio di comprendere». [35] Le categorie in gioco richiedono una focalizzazione adeguata, che può portarci su pagine piuttosto diverse da quelle dei fumetti, sulle quali comunque torneremo in seguito.

 

2.   Eroismo e conoscenza. Le origini

Si è già accennato che i personaggi della Marvel sembrano più vicini alla paradossalità tipica di patriarchi e profeti ebraici piuttosto che all’aulicità dei miti greci, più riscontrabili nelle icone della Detective Comics. Bendis, sviluppando tale aspetto, riconosce a questi eroi un’energia di tipo “divino”, un potere di proporzioni bibliche, simile a quello di personaggi quali Mosè e Gesù, che conduce gli uomini al sacrificio ed è capace anche di distruggerli. [36] Associare i supereroi al messianismo è un topos piuttosto comune sin dai tempi del Superman new deal di Siegel & Shuster e autori particolarmente raffinati quali Alan Moore, Neil Gaiman e Grant Morrison hanno ampiamente dimostrato la loro competenza in tematiche di tipo teologico, magico e religioso. Tuttavia, lo spunto esplicitamente nominato da Bendis, ebreo di Cleveland che ha studiato in una scuola talmudica, convinto che una buona storia sia quella capace di mostrare qualcosa di ancora impensato, [37] permette particolari approfondimenti.

Una posizione che riconosce ad alcuni uomini la presenza di «scintille divine» è presente nella cultura neoplatonica e particolarmente nel movimento religioso e filosofico dello gnosticismo, attivo nel mondo ellenistico-romano tra I e III secolo. Esplicitamente critico e avverso nei confronti dell’ebraismo ortodosso, a sua volta considerato eretico e quindi espunto dal cristianesimo ufficiale, lo gnosticismo precede e affianca il costituirsi di questo e dell’escatologia giudaica, ed è influenzato tanto dalla speculazione greca quanto da concezioni iraniche, babilonesi ed egizie. Tuttavia, pur nella grande varietà di posizioni e influenze, presenta un’unità dottrinaria per la quale non è considerabile quale semplice mosaico di elementi. [38]

Tratti comuni al pensiero gnostico sono la considerazione della creazione del mondo come opera di divinità degenerate, simile al demiurgico platonico, chiamate anche Arconti; tali aspetti sono affrontati in modi piuttosto problematici soprattutto da Saturnino e Basilide: per il primo, parte delle profezie sono state inviate addirittura da Satana, mentre per il secondo Jahvè è a capo di una burocrazia di angeli creatori e dominatori che hanno ingannato gli Ebrei e dai quali Cristo è venuto a liberarci. Tali temi vengono sviluppati in modo molto articolato da Marcione, che oppone un Dio giusto, severo legislatore e ordinatore del mondo, ad un Dio buono, del tutto estraneo all’uomo come ad ogni cosa creata. [39]

In larga misura conosciamo lo gnosticismo per i testi ritrovati casualmente nel 1945 a Hag Hammadi, che riproducono quelli distrutti durante la definizione dell’ortodossia cristiana che ne confutava i contenuti. Suggestioni e problematiche dello gnosticismo sono indicative di un travaglio alla base della formazione delle civiltà: tale travaglio è rimasto immanente alla nostra società, influenzandone in maniera sotterranea il pensiero, rendendone però evidenti i nodi irrisolti anche nella ricorrente proposta di nuove “eresie” ed “eversioni”, che ne riformulano i temi a seconda delle differenti fasi critiche della storia.[40]

Infatti, nei momenti critici si esplicita un legame tra le forme di culto e quelle di potere che non è stato niente affatto eliminato dalla scienza e dalle sue rivoluzioni. Un caso eclatante è costituito dalle componenti esoteriche del nazismo, molto pronunciate in Hitler e Hess, che coinvolgono anche ambienti occultistici inglesi. Tali rapporti tra magia e politica non sono però limitati a circostanze visibilmente tragiche e ampiamente screditate. [41]

Infatti, in un paese che come gli USA è fortemente religioso, animato da spiccato spirito missionario e pieno di sette di ogni tipo, non sorprende scoprire che, a detta degli editori di Joan Qugley, astrologa di fiducia di Nancy Reagan, il ruolo dell’astrologia negli affari di stato è stato pari a quello che aveva nell’impero romano. Da parte sua Clinton, maggiormente influenzato dalla new-age e dal rock’n’roll, teneva sul comodino La profezia di Celestino e parlava dei suoi contatti con lo spirito di Elvis Presley; la moglie Hillary intratteneva “conversazioni immaginarie” con Eleanor Roosevelt, suo “spirito guida”. Si suppone poi che Franklin Delano Roosevelt sia appartenuto a società segrete come la Phi Beta Kappa, Le Aquile, L’Ordine Reale di Elan, e la massonica Holland Lodge; le memorie del suo collaboratore Harry Hopkins sembrano provare che indulgesse in forme di spiritismo; Henry Wallace, ministro dell’agricoltura, coltivava astrologia e teosofia. Inoltre, se Walt Disney ha importato dall’Ungheria un peculiare esoterismo piuttosto vivo nei suoi celebri personaggi, scrittori tra loro molto diversi come Ezra Pound e Herbert P. Lovecraft hanno teorizzato legami tra politica ed esoterismo tanto radicati quanto influenti. [42]

L’escalation di violenze militari e deliri mediatici delle guerre globali hanno mostrato le assurde manifestazioni e le funeste conseguenze dell’evangelismo militante di Carter, Reagan e Bush jr, peraltro particolarmente radicato nell’immaginario nazionale. [43] Così, sarebbe un po’ da ingenui stupirsi che fumetti come quelli della Marvel, mai alieni dal reale e culturalmente non banali, oltre a mettere in gioco influenze specifiche e dichiarate racchiudano anche saperi impliciti di lunga decorrenza. Ad ogni modo, perché siano comprese, influenze e implicazioni vanno adeguatamente interpretate e decodificate, includendo i diversi livelli che interagiscono in ogni lettura, quantomeno in quelle che non si limitano a sfogliare le pagine.

Immergiamoci quindi nello gnosticismo e cerchiamo quindi di comprendere come agiscono le scintille divine che animano gli uomini, le cui caratteristiche sono formulate secondo una sistematica neoplatonica che coinvolge anche pensatori decisivi per l’ortodossia cristiana quali Origene e Gregorio di Nissa, e che nello gnosticismo è rintracciabile nei testi di Valentino, il teologo più raffinato prodotto dalla corrente, nell’Apocalisse di Pietro, controversa e tuttavia a lungo utilizzata nella liturgia, e nel fondamentale Trattato Tripartito. [44]

L’assunto di base è nella connessione tra psicologia e cosmologia, e quindi nel differenziarsi nell’uomo di tre elementi: corpo (Soma), spirito (Pnéuma), e anima (Psyché). A sua volta, l’anima si compone di una parte superiore, la mente (Noùs), nel linguaggio biblico espressa come “cuore” (Kardìa), e di una parte inferiore coinvolta nel mondo materiale, ulteriormente suddivisa in una porzione relativa a volontà e coraggio (Thymòs), e un’altra a viscere e passioni (Ephithymia).

Queste distinzioni permettono la ripartizione degli uomini in ilici, psichici e pneumatici: gli uomini ilici sono destinati a tornare al nulla da cui proviene la materia (Ile), insieme agli Arconti, potenze inferiori che governano e creano il mondo corrompendo il modello divino. Gli uomini psichici possono scegliere, conseguentemente alla loro interpretazione delle Scritture e delle verità nascoste. Gli uomini pneumatici racchiudono in sé una scintilla dello pneuma e torneranno al Pleroma originario, alla pienezza divina: vivono una condizione di estraneità in questo mondo, dal cui sonno possono destarsi grazie ad un intervento superiore che ricordi loro la propria condizione divina originaria. [45]

Occorre precisare che per lo gnosticismo l’uomo ha pieno diritto ad un’esistenza luminosa e non è racchiuso in una prospettiva tragica da crepuscolo degli idoli nordico stile Ragnarok, legato ad un culto ossessivo della morte, come ha creduto un movimento pseudo-gnostico quale il nazismo. [46] Infatti, invece di un pessimismo cosmico e di un “anticosmismo” che svaluta il mondo sensibile quale «regno del male e delle tenebre», [47] sussiste uno spiccato ottimismo antropologico, per cui ad essere decisiva non è tanto l’estraneità dell’uomo al cosmo, quanto la sua superiorità ad ogni principio antropico: così, se lo gnostico è fondamentalmente ostile ad un mondo oscuro e alla “depravazione” di cui è frutto, questo stesso mondo è a lui reso sopportabile dalle tracce del divino ed è proprio la capacità di distinguerle a permettergli di godere della luce divina. [48]

Tale controverso rapporto con la realtà può vedersi esemplificato in una massima contenuta nel Vangelo di Tomaso, laddove si dice «Beato il leone mangiato da un uomo: diverrà uomo; maledetto l’uomo mangiato da un leone: l’uomo diverrà leone». [49] Il leone rappresenta la forza caotica che ha dominio sulla violenza e sulle passioni, che l’uomo può governare e interiorizzare, oppure venirne sottomesso e diventare preda di una furia animale. [50] Tale duplicità di “veleno” e “medicina” caratterizza anche il rapporto con il mondo e le forme del dominio politico: infatti, se spesso il potere divora gli uomini rendendoli bestie, la politica sarebbe alla base stessa dell’incivilimento, per quanto questo possa sembrare ormai quasi inverosimile, laddove una delle azioni più visibili di quanto siamo soliti chiamare politica è proprio quella di produrre crimine e inciviltà.

Per lo gnosticismo uomo e Dio sono perennemente sul punto di perdersi l’un l’altro, esposti ad una condizione altamente problematica. La peculiarità dello gnosticismo cristiano, il cui valore storico non dipende da chiese, sètte o pazzi che oggi possono richiamarsi ai suoi testi, è che rispetto alla figura di Dio Padre, e quindi nel rapporto con l’Ebraismo, viene introdotta una discontinuità che da parte sua l’ortodossia, impegnata a riconosce lo Jahvè di quanto chiama Vecchio Testamento, non convalida.

Tuttavia, a parte questa pur importante distinzione, il cristianesimo storico non è poi lontano dalla problematicità gnostica, laddove comporta nel proprio stesso nucleo la rivelazione dell’impotenza radicale di Dio giunta attraverso la mediazione dell’uomo, mostrando così il dubbio, la disillusione e il limite di Dio stesso fino a rendere necessario il tradimento umano e quindi il doverlo subire con eroismo. Tale “perdersi” di Dio da parte di Dio, Padre che si scinde in sé superando la propria assolutezza attraverso la singolarità del Figlio e torna a sé attraverso la consapevolezza dello Spirito Santo, formula l’aspetto specificatamente filosofico e universale del cristianesimo. A detta di Žižek, questo infrange la monotona ripetizione identitaria dell’alterità trasmessasi attraverso Lévinas e Derrida dall’ebraismo al pensiero contemporaneo e, in modo pienamente rivoluzionario, conduce a riflettere sulla paradossalità umana attraverso termini che anche i non credenti possono convalidare. [51]

Ci sono ulteriori agganci che possono unire gnosticismo e ortodossia: in accordo con i tre Vangeli sinottici, lo gnostico Vangelo di Tomaso afferma che ad essere più «imperdonabile» non è la «bestemmia» contro il Padre o il Figlio, ma quella contro lo Spirito Santo. [52] Terza persona della Trinità, lo Spirito Santo è anche lo pneuma quale soffio divino animatore dell’universo: rappresenta il suo agire e reagire, capace di sollecitare nell’uomo un movimento analogo: pertanto, la relazione decisiva con il divino non è posta in termini esclusivamente fideistici e implica per definizione anche il conoscere, al quale è riconosciuto un carattere eroico in quanto tensione verso l’approfondimento della condizione umana. Così, in un mondo nel quale la sottomissione alle brutali leggi della produzione industriale e ad alienanti finalità economiche appare sempre più irrazionale che obiettiva, [53] sono anche nuove forme di gnosi a offrire una sorta di centro. [54]

La situazione di conflitto sociale, che oggi è molto più diffusa rispetto al passato, non si esaurisce in contestazioni ormai datate e andate a male, né tantomeno nelle loro attuali patetiche scimmiottature, e non riguarda soltanto contrasti di sistema o dottrina. Il conflitto caratterizza una condizione esistenziale che esige superamento e della quale occorre innanzi tutto prendere coscienza: in tal modo, l’imperfezione testimoniata può associarsi allo sforzo verso la perfezione. Dove la spinta vitale tende inesorabilmente a correggere l’errore da cui è sorto un mondo corrotto, il rifiuto si configura quale via di salvezza, almeno laddove tale rifiuto non si risolve in una semplice fuga nell’interiorità e piuttosto conduce all’esplorazione accanita della realtà. Così, se questo nostro mondo sembra declinare mostrando l’irrimediabile decadenza delle stesse istituzioni preposte al mantenimento della civiltà, il crollo è anche la liberazione che può condurre sulla soglia di una rivelazione possibile, lasciando così emergere il significato della parola Apocalisse. [55]

Apocalisse non è soltanto rivelazione sul futuro ultimo. L’idea per cui “apocalittica” è l’unità della storia universale che ha termine nel trionfo dei giusti e “apocalisse” esprime la stessa persona di Gesù Cristo è mostrato con chiarezza dall’Apocalisse di Pietro, [56] che denuncia anche i falsi insegnamenti da cui sarebbe stata corrotta la Chiesa ufficiale, la quale una tradizione millenaria vorrebbe sia stata fondata proprio dallo stesso Pietro. L’apostolo non è comunque l’autore di questo testo, tipico del genere apocalittico nello spiccato determinismo degli eventi narrati e nel fitto impiego di allegorie, le cui tematiche richiedono di approfondire riferimenti a dottrine che, se in seguito ritenuti eretiche, hanno esercitato lunga influenza.

Per tali dottrine, laddove la coscienza salvifica si manifesta nel particolare dualismo di Luce e Tenebra, Cristo e Anticristo addirittura coincidono nella stessa persona: per l’esattezza, il primo si manifesta attraverso il secondo, in quanto rappresentano modalità differenti che esistono e sussistono a livelli diversi di consapevolezza. Tale dato è riscontrabile nei testi del vescovo nestoriano Teodoro bar Kõnî e si configura nella dottrina degli Hewyãyê, detti anche Serpentari, adoratori del Serpente distinti dagli gnostici Ofiti. Se tale contenuto è del tutto difforme da quello che poi ha caratterizzato l’ortodossia, il dato essenziale è che la realizzazione della pienezza dei tempi rende necessario che l’Impostore preceda il Messia: [57] questo è espresso tanto nella dottrina ortodossa del “millennio” dell’Apocalisse di Giovanni, [58] quanto in quella contenuta negli Hadith di Maometto per i quali la conquista di Costantinopoli quale compirsi dell’Islam è simultanea all’apparire del demone Dajjal internamente al “progresso” lineare di cui l’Occidente è diventato preda. [59]

In una dimensione propriamente apocalittica, sarà la grazia a redimere tanto l’uomo quanto il mondo: ma questo potrà avvenire soltanto laddove l’uomo agirà storicamente, trasformando se stesso. In tal senso, l’ideale messianico e le prassi rivoluzionarie dell’esperienza politica contemporanea manifestano una parentela con lo gnosticismo e riaffermano la propria antitesi con il cristianesimo storico, in quanto mettono l’accento sulla trasformazione personale piuttosto che sull’autorità istituzionale. [60] Tuttavia, tale contraddizione, a lungo apparsa come insanabile, potrebbe al suo fondo essere  esclusivamente formale, e quindi risolversi in una sostanziale continuità, laddove si assuma come criterio distintivo quello dell’affermarsi di una conoscenza decisa a superare ogni alienazione e su tale base intenzionata a rinnovare ogni umano istituto, e quindi fornirlo della capacità di provvedere al necessario cambiamento personale e sociale.

Le conseguenze di questa operazione possono essere tanto sconcertanti quanto puntuali: del resto, per chi voglia comprendere, sono i tempi stessi a prepararci a concepire continuità tra trasformazione personale e azione storica. E laddove lo sfaldarsi delle forme religiose tradizionali corrisponde alla loro secolarizzazione e quindi al loro diffondersi nei vari aspetti della vita laica [61], sembra non avere più senso parlare di eresia e ortodossia, essoterismo ed exoterismo, e nemmeno di religione e laicità. E va a finire che gli insegnamenti manifestati da Cristo e raccolti dalla Chiesa, così come le idee espresse da rabbini, mullah e altre autorità religiose, si spostano dall’assolutezza tipica della “verità rivelata” ad un ordine argomentativo di giustificazione razionale, giungendo così a ritrovare un aspetto tipico dello gnosticismo storico, del resto pienamente compatibile con la lucidità di giudizio richiesta dalla nostra contemporanea coscienza laica.

Spesso gli esponenti religiosi ufficiali affermano che la religione non è soltanto “cultura”, sottovalutando così la portata delle realizzazioni sociali che traducono nei costumi le idee elaborate dalle religioni: eppure, loro stessi possono diventare complici della futilizzazione di un’eredità che sono istituzionalmente deputati a mantenere e trasmettere. Per uscir fuori da un irrisolto dualismo, occorre riuscire comprendere dove e come la trascendenza più assoluta possa riuscire a tradursi con l’immanenza completa, permettendo che quanto eravamo soliti chiamare divino possa diventa suscettibile di essere incontrato. [62] Di fatto, anche se qualcuno è distratto, le culture sviluppatesi dalle configurazioni ideali delle diverse forme dei culti cristiani hanno da tempo conquistato piena autonomia, permettendo a chiunque di assumere responsabilmente la propria parte di un patrimonio immenso e capace di differenziazioni molto ampie.

Di questo ricco campionario, alcuni esempi. Per quanto riguarda l’ambito protestante, Jung ha notato come le sue componenti, pur se frammentate fino a soccombere definitivamente alla fascinazione di fedi esotiche spesso comprese appena, rivelano ancora la capacità di attingere ed elaborare simboli in uno spazio creativo personale. [63] Rispetto alla fede ortodossa, Florenskij ha sottolineato come, pur se minimizzata e particolarmente supina al potere temporale, è da sempre aperta per sensibilità e storia a quella capacità di estasiarsi nell’invisibile inebriandosi del sensibile che trova l’aspetto più consistente nell’icona. [64]

Per quanto riguarda la cultura cattolica, già Schmitt riscontrava come, se è piuttosto spiccata l’insoddisfazione verso l’apologetica tradizionale, si mantiene al suo interno una mentalità profondamente ispirata dall’universalità del diritto. [65] Più recentemente, Žižek ha segnalato che è proprio la complessa e problematica costituzione dell’ortodossia a rendere necessari confronti privi di pregiudizi, tanto verso le componenti non cristiane quanto degli aspetti “eterodossi” a suo tempo espunti. [66] Perniola ha poi segnalato come le virtù teologali di fede, speranza e carità sappiano ancora offrire la possibilità di un’esperienza suscettibile di universalizzazione, nella quale forma e sostanza sono profondamente associati in un pensiero-azione di tipo rituale. [67] Inoltre, Agamben ha colto che gli aspetti di impersonalità del rito e degli uffici  presentano forte rilevanza operativa e cognitiva, prescindendo ampiamente nella loro configurazione dalla scarsa trasparenza e dai numerosi scivoloni dell’istituzione ecclesiastica.[68]

Occorre pertanto uscire da tutti i conformismi che, non cogliendo la continua capacità generativa di simboli e idee, si limitano a subire gli aspetti peggiori del proprio tempo accusandone religioni e culture delle quali in definitiva non sanno assolutamente nulla. Una prospettiva più interessante è quello di riconsiderare le emergenze del nostro presente relativizzando mode politiche neo-oscurantiste nascoste dietro l’apparenza di emancipazione. Infatti, se veramente si è liberi da pregiudizi, occorre  smascherare la violenza e l’impotenza del politically correct proprio dove vuole imporsi come totalizzante attraverso le sue inibizioni linguistiche.

Così, prospettive quali l’”aborto post-parto”, che mascherano dietro una formula edulcorata un effettivo omicidio, rivelano che chi le ha formulate è per primo soltanto una “persona potenziale”: quindi, secondo la sua stessa logica, sarebbe passabile per le armi  senza complicazione alcuna [69]. Inoltre, equiparare al matrimonio monogamico altri tipi di unioni comporta per chi non si accontenta di farsi compagnia rischi piuttosto rilevanti, evidenti soprattutto nel sistema delle adozioni, laddove per consolare piccoli egoismi privati vengono radicalmente negate le prospettive genealogiche, sociali e psicologiche di lungo periodo nelle quali si dispiega il senso effettivo degli istituti umani. [70] Ed è un semplice atto di intelligenza minima riconoscere che nell’impedire di apprendere e comprendere il banale ossequio al conformismo mediatico risulta del tutto contrario ad un’effettiva “redenzione”, laddove si sappia cosa questa parola significhi.

Al riguardo, ci soccorre il Vangelo di Verità, per cui redenzione indica la capacità di apprendere da se stessi e così percepire il significato degli eventi e «la qualità intrinseca dell’esperienza», permettendo indipendenza tanto da ogni autorità riconosciuta e da ogni sanzione possibile, quanto dalla stessa storia della salvezza che dai profeti di Israele giunge alla venuta di Cristo. In questo testo Valentino, lo gnostico che fu sul punto di diventare papa, suggerisce così anche la possibilità di una lettura atea dei contenuti religiosi che anticipa di molti secoli pensatori della modernità quali Saint-Simon, Feurbach, Engels. In maniera affine, la cosmogonia per la quale dall’”abisso” emergono Mente (Noùs), Verità (Aletheia), Parola (Logos) e Vita (Bios) è da Jung ricondotta al racconto mitico del formarsi della coscienza: infatti, nel «prestare attenzione alla propria radice» viene «colmata la mancanza»: ignoranza e superficialità si dissolvono lasciando così accadere la «conoscenza del Padre». [71]

Approfondiscono le implicazioni testi di Hag Hammadi quali Zostraino e Discorso sull’otto e sul nove, che configurano una conoscenza identificata con una «luce» il cui potere risiede potenzialmente nell’uomo, costantemente sull’orlo di tradirla e distruggersi. [72] La capacità eroica che permette di sopportare questo potere sempre pronto ad annullarsi è universale in quanto patrimonio di ognuno: lo è anche laddove non si leggano né trattati né fumetti, cui concetti e immagini possono intendersi come le forme mobili di una vicenda perenne, ma si sappia essere in ascolto essenziale.

 

3.   Eroismo e conoscenza. Il ritorno

Nelle molte guerre della cristianità non tutti i soldati, come tutti i loro simili perlopiù impegnati in omicidi, rapine e stupri, possono essere chiamati eroi. Ad ogni modo, l’aspetto religioso, così come i rapporti di protezione, comandamento, giudizio e repressione, sono propri anche alle guerre dell’antichità pagana e politeista, per quanto la spiccata immanenza del paganesimo permette la non-belligeranza con le divinità dei nemici con cui si è impegnati in battaglia, come’è particolarmente evidente nel rituale romano dell’evocatio, che arriva al punto di invitare gli dèi degli altri presso di sé, secondo una modalità pienamente contrapposta alla volontà di distruzione che discende dalla trascendenza assoluta a cui tende  il monoteismo ebraico. [73]

Se il conflitto è parte integrante dell’esistenza, una teoria dei rapporti tra eroismo e conoscenza sembra essere molto più labile. Nella cristianità, che in definitiva nasce dall’urto tra Roma e Israele, tale aspetto affiora con nettezza soltanto dopo i primi decisivi confronti del cattolicesimo con l’Islam, il quale ne è invece profondamente caratterizzato, e può essere riscontrato nella Regola dei Templari scritta da Bernardo di Chiaravalle, per la quale gli ideali cavallereschi devono subordinarsi alla fede, e quindi negli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola, che legge gli impegni religiosi secondo metafore militari. Mentre il mondo antico volge definitivamente al suo termine, Giovan Battista Vico attribuisce agli eroi una specifica epoca, il dominio signorile e della poesia, e una forma tipica di conoscenza, la metafora, che fa corrispondere l’ordine delle idee e quello della natura secondo una «metafisica mitica». [74] Vico però, laddove i tre cicli storici separano in epoche diverse la poesia e la religione, e i corsi e ricorsi allontano dalla considerazione delle peculiarità di ogni specifico periodo, non può aiutarci a comprendere cosa leghi tra loro il sapere e il lottare.

La modernità perde l’eroismo come esperienza per estenderlo ad altri ambiti. Ne rintraccia un nesso con la conoscenza Thomas Carlyle, per il quale in ogni epoca soltanto pochi uomini sanno farsi propagatori del necessario rinnovamento: scrittore o profeta, riformatore religioso o condottiero, sacerdote o divinità, l’eroe è la figura di eccezione che permette all’umanità di ritrovare i propri più autentici valori. La centralità storica riconosciuta ad una forte personalità individuale, capace di sentirsi in maniera esclusiva e incomprensibile «spiritualmente legata al mondo invisibile» [75] permette a Carlyle, ispirato da idealismo e calvinismo, lontano da utilitarismo, positivismo, culto del progresso e anche da qualsiasi teleologia, di sostenere forme di autoritarismo politico e allo stesso tempo mantenere spazio per le diversità, com’è evidente nelle attenzioni fornite alla figura di Maometto. L’influenza di una teoria di questo tipo si esaurisce con il massacro delle guerre mondiali, reso possibile da un esubero di eroi pronti a sostituirsi a Dio, e il suo fanatismo da «sempliciotto» è stato considerato falsificatorio proprio dall’assertore di una morale aristocratica quale Nietzsche. [76]

La religione si secolarizza, l’Occidente estroflette i conflitti, il dominio si estende. La riflessione sull’eroe diventa critica e problematica, si confronta con altre civiltà, traendone a volte la capacità di ripensare se stessa. L’«atto eroico» di Marc Augé è così «immanenza della morte, necessità dell’azione, arbitrarietà del senso». L’eroismo è nel peso degli eventi storici e sociali, l’eroe rappresenta la «trasparenza» e formula la propria identità registrandoli. L’eroe del mito e quello del romanzo, dalla libertà problematica e drammatica, vuole cambiare il mondo eppure alla fine se ne rivela un prodotto; invece, l’eroe epico, in solidarietà con il divino, tende a trovare una propria verità. Lo scarto tra storia in corso e storia compiuta non è mai colmabile e nessun dominio sulla storia può essere espresso dall’eroe, che è tuttavia in grado di sconfiggere un potere corrotto laddove sa accettare la morte [77].

L’Occidente infine colonizza se stesso, rivelando ombre e rimossi: tra questi, la continuità tra fede e sapere che era propria al paganesimo. Tale tensione però caratterizza pure lo gnosticismo, ed è inoltre presente nella storia del cristianesimo in forme che comprendono anche i santi e i martiri; e così, nello speciale potere di portare testimonianza di verità e giustizia, gli eroi di oggi sono più spesso rintracciabili tra i disertori e i fuoriusciti piuttosto che nei riflessi più banali del potere politico e militare proposti da dispacci d’agenzia e giornalisti embedded. Tuttavia, esiste anche un equivoco opposto, alla base di un antimilitarismo pop ormai datato, il quale basandosi sulla pretesa di estroflettere il conflitto dall’ordine delle cose smarrisce del tutto la capacità di distinguere l’esemplarità di chi viene definito quale eroe. Rompe questa ipocrisia la riflessione del gen. Fabio Mini, che associa con acume l’eroismo al trascendimento dei limiti temporali: riflessione ad ogni modo legata all’esperienza bellica in maniera molto specifica, che riguarda un ordine di riflessioni differente da quello su eroismo e conoscenza. [78]

Questa tipologia eroica si definisce quindi nell’elaborazione dell’esigenza esistenziale del periodo di cui è testimonianza e, distaccandosi definitivamente dal facile mito del paladino ingenuo e amato da tutti, è capace di proporre personaggi attivi in un mondo ostile: con questi precisi termini, viene incontro alla nostra esigenza Fernando Savater.  E laddove gli eroi sembrano ormai lontani dalla loro immagine classica, la riescono a completare nella capacità di ribellarsi all’onnipresente bassezza e sfidare un destino apparentemente irreversibile. Per tornare agli esempi tipici, Mosè è contestato e non entra nella Terra Promessa, Gesù è ucciso e ridicolizzato, eppure ambedue perseverano nel loro intento, vivendo la «condizione tragica dell’eroe» in tutti i suoi aspetti, comprendendo che «il luogo della promessa è l’oggi». [79]

Questo luogo oggi è uno spazio vuoto riempito dalla promessa stessa, la cui assurda e continua messa in crisi rende manifesti i limiti strutturali che ne pongono fortemente in dubbio la validità, confrontandoci con quanto possiamo chiamare come presenza del male, che secondo il pensiero dominante dovrebbe dipendere alla colpa dell’uomo ed essere determinata dalla sua facoltà di agire. Tuttavia, se tale affermazione ha il merito di porre l’accento sulle responsabilità personali, ha dei limiti laddove il rapporto dell’uomo con il male rimane perlopiù incomprensibile: infatti, se la divinità è buona come è rappresentata e se trasmette tale bontà anche a leggi e istituzioni umane, l’unico spazio dove poter cercare le proprie colpe è quello dell’interiorità personale, che viene così ridotta ad un teatrino di stereotipi colpevolizzati e inermi.

Questo teatrino di colpe, assolute quanto irrisolte, ha come sfondo il modello classico, la cui immutabile razionalità è progressivamente articolata da platonismo, cristianesimo e scientismo, paradigmi che forniscono strumenti di dominio e controllo sociale collocando la verità in un mondo di idee lontane, sottratto al divenire e alla verifica esistenziale, rendendo impossibile pensare la precarietà e la contingenza, eliminate in quanto alterità radicale da una realtà che soltanto in questo modo si mantiene conforme alle premesse con cui è concepita. Tuttavia, ciò che è è considerato come “male” è esattamente quanto permette l’esistenza del reale. Così il male, pur rimanendo inconosciuto e irrisolto, rivendica periodicamente autonomia e reclama il suo dominio. [80]

Così, esiste per tutti un cammino eroico tra l’inferno presente e il paradiso futuro. Questo ha avuto esiti particolarmente drammatici nel dominio totalitario di coloro che hanno voluto essere dio senza alcun Dio, assumendo così funzioni escatologiche con la pretesa di modificare la storia per restarne però sopraffatti, sostituendo al male il peggio. [81] Tali drammi si rinnovano anche oggi in ogni forma di conflitto per cui l’alterità viene identificata con il male assoluto: infatti, credere che il male sia sempre in qualcos’altro di diverso da noi ci rende vigliacchi e ignavi, pacifici idioti che lasciando prosperare proprio quanto si ostinano a negare. Piuttosto, occorre riconoscere che il male esiste ed è tanto necessario quanto relativo, e ne discendono il mondo reale e le prove attraverso cui l’uomo conquista il proprio spazio. Ed è principalmente questa la forma di eroismo che permette conoscenza.

Così, dov’è Cristo c’è anche il Diavolo: se l’uno è l’uomo, l’altro è la sua ombra, immagini riflesse di stati psichici soggettivi da comprendere e risalire. Non sono affatto «inventati» ma, come indica Jung, rappresentano archetipi precedenti ogni conoscenza e quindi «sperimentati» attraverso il loro inserimento in una concezione del mondo. [82] In questo mondo, a detta di Evagrio Pontico, l’uomo è in lotta contro i demoni, e i sentimenti influenzano i pensieri attraverso i sette vizi capitali [83]: questo padre del deserto, attivo in un’epoca lontana nella quale il canone testuale della Chiesa è ancora in definizione, sembra dotato di un arguzia tutta contemporanea, laddove riconosce: «Togli le tentazioni e nessuno si salva.» [84]. Accettare la costituiva umana debolezza permette così di riconoscere il male delle proprie debolezze e anche a smascherare la bontà soltanto ostentata: la battaglia è sempre contro se stessi e per la propria integrazione, e permette di disinnescare le proiezioni che ci coinvolgono: un po’ come guardare la trave nel proprio occhio e non la pagliuzza in quello degli altri [85].

Il discorso ha una propria plausibilità anche per chi fa professione di ateismo. Infatti, laddove la parola “Dio” indica l’autorealizzazione, nel “male” si concretano le perturbazioni capaci di impedirla: e dove questo male ognuno lo porta in se stesso e lo sperimenta nel mondo, la capacità di rendersene conto, piuttosto che inclinare ad un’eccessiva introspezione, deve condurre ad un confronto serrato con la realtà. L’ostentazione esteriore chiamata bigotteria trova a sua volta una dimensione laica, che consiste nel difendere la propria infingardaggine semplificando il giudizio altrui; può essere riscontrabile anche in atteggiamenti contraddittori eppure spesso di successo quali appellarsi agli ideali più elevati per poi agire con minuscola infamia, fingere di essere paladini dei diritti di qualche minoranza per i propri deviati interessi, osteggiare le istituzioni che regolano i poteri perché non permettono di agire secondo il proprio esclusivo arbitrio. A tutto questo può essere detto no, ogni volta.

Di fatto, esiste anche il compiacimento per il proprio peggio, grazie al quale nessuno si presenta mai per il bastardo che è, preferendo far pesare la presunta inadeguatezza altrui. E proprio sulle pagine dei nostri fumetti, in una storia scritta con gusto della descrizione e dell’intreccio da Kelly Sue DeConnick ed espressivamente illustrata da Emma Rios, troviamo la conferma che il mondo è pieno di «loschi figuri, ladri e bugiardi. Pensano tutti di essere speciali, più meritevoli del resto di noi. E fanno del loro meglio per crearsi uno spazio personale nella tua testa. Non puoi permettere che accada. Fallo e prima di rendertene conto, comincerai a diventare uno di loro.»

Parole che si adattano pienamente alla nostra realtà, permettendo alla giornalista Norah Winters di raccontare l’incontro con Osborn imprigionato per le sue malefatte alle prese con una folle insurrezione carceraria nella quale è coinvolto anche un prete, esponente di una setta a lui ispirata che, secondo uno schema che Osborn stesso sbeffeggia ampiamente, proprio il nostro folle ma abilissimo industriale-criminale sarebbe allo stesso tempo Messia e Anticristo. La vicenda si conclude enunciando un compito implacabile, che non appartiene esclusivamente al giornalista investigativo, non riguarda soltanto l’eroe in senso stretto, ma è proprio a chiunque si impegni nel cammino di conoscenza che ogni vita serba in pegno: «Ogni giorno cerchi di far luce su qualcosa che vuole risucchiarti nel buio.» [86]

 

4.    Sentry e Void: la sentinella e il vuoto

Il mondo con cui siamo costretti a fare i conti ha ben poco di classico. Non lo riguardano più di tanto le idee immobili ed eterne, l’uomo non sembra né padrone della propria interiorità né responsabile del proprio destino e, nonostante tutti i suoi sforzi, ha sugli eventi un’influenza irrisoria. In questo mondo, la verità sembra costitutivamente inconoscibile, colpa e meriti si riducono a semplici idiozie, e siamo così costretti a rifletterci nel volto oscuro della storia per rinvenire, da qualche parte, qualche scintilla. Questo conduce a valutare l’incidenza contemporanea dello gnosticismo, la cui qualità letteraria e speculativa è lontana dalle banalità dell’affarismo spiritualista new-age a cui qualche ingenuo può avvicinarle.

Anche un prodotto come la narrativa disegnata, disponibile nell’ambito dei beni di consumo e che però non esaurisce il proprio discorso in quell’orizzonte, presenta un elemento gnostico che spesso sfugge per il duplice equivoco che accompagna tanto i fumetti quanto la religione. Eppure, ne sono veicolo personaggi emblematici di quella condizione di eroismo quotidiano propria di chiunque non riesca ad adattarsi all’idiozia dominante e tuttavia è intenzionato a rispondere con responsabilità. In tale ricerca di libertà e significato, in cui il “meraviglioso” può sottrarre da una vita indegna, ci sono però anche casi in cui il potere è fortemente problematico e l’eroe profondamente destrutturato.

Il personaggio tipico e “archetipico” di questa tendenza è Sentry/ Void/ Robert Reynolds, la cui creazione è idealmente collocata già negli anni ’60, prima ancora dei Fantastici Quattro: in realtà, si tratta di un falso letterario che nel 2000 ne accompagna il lancio attraverso la diramazione di un comunicato stampa che compiange la morte del suo disegnatore originario Artie Rosen (nome ottenuto dalla fusione di due storici addetti al lettering della Marvel). La trovata, presa inizialmente per vera, è orchestrata da Joe Quesada per promuove un’operazione che impiega undici anni per dispiegare tutte le implicazioni. [87]

La scrittura ironica e raffinata di Paul Jenkins e il tratto elegante e onirico di Jae Lee ci presentano quindi Sentry, “sentinella” ai limiti dell’onnipotenza, ma segnato dalla psicosi e in lotta irrimediabile con Void, il “vuoto”, la sua parte oscura: se uno è il guardiano dorato del bene, l’altro è una divorante ombra tentacolare. Misteriosamente sparito dalle storie, ricompare in un mondo dove sembra essere stato del tutto rimosso e nessuno ricorda di lui; tuttavia, risulta essere stato grande amico dello scienziato ed esploratore Reed Richards/ Mr Fantastic, una sua foto ha fatto vincere un premio Pultizer al fotografo e discusso vigilantes Peter Parker/ Spider-man, ordinariamente squattrinato e sfigato, e per quanto fosse stato ben integrato nella comunità supereroistica di New York e anche prodigo di buoni consigli, l’unico che si ricorda di lui è quel povero e potentissimo mostro ritardato di Hulk/ Bruce Banner. [88]

Queste storie, pubblicate per la sezione editoriale Epic, inizialmente sono distaccate dalla continuity e immerse in un clima fortemente revisionista e metaletterario, che rende i vari co-protagonisti più squinternati del solito. Il carattere e la storia di Sentry, che addirittura si configura, soprattutto contro se stesso, come «la sola speranza dell’umanità», lasciano sufficienti ambiguità e margini di dubbio. Un approfondimento degli argomenti e delle forme è pertanto realizzato da Bendis e Mac Niven laddove il personaggio compete con un nutritissimo e potente gruppo di eroi, mentre allo stesso tempo è rifugiato in una grotta e la sua mente si configura come una scatola tappezzata da fumetti con le versioni anni ’60 degli stessi personaggi, rendendo particolarmente obliquo e destrutturato il rapporto con le storie di una volta. La sua ostinazione ad esprimere in modi infantili la nobile e tipica intenzione dell’eroe di «rappresentare qualcosa che va al di là di se stesso» stupisce tanto lo scrittore Jenkins, che nella storia lo incontra personalmente, quanto i protagonisti, che sembrano piuttosto reali. Infine, entra negli Avengers, i cui esponenti, nonostante tutto, non stanno tanto meglio di lui. [89]

Jenkins, coadiuvato dall’emozionante tratto di John Romita jr, dedica al personaggio un’altra miniserie carica di toni di psicodramma e commedia. Sentry frequenta accanitamente il suo psicologo e gli mente spudoratamente, fa precipitare un aereo sul Bronx per eliminare il probabile amante della moglie, espone a rischi enormi il quasi invincibile Hulk che si fida ciecamente di lui, ritrovandoselo così a dormire ferito sul pavimento della cucina per giorni e giorni. Combatte accanitamente con nemici assurdi come il Generale, che odia i francesi e li chiama mangiatori di rane, lumache e cipolle, com’è nella più pura tradizione yankee. Alla fine delle storie, l’eroe termina il suo alter ego malvagio buttandolo nel sole, dopo averlo baciato sulla bocca.

Il confronto del personaggio con le sue follie è serrato e senza scampo, mettendo definitivamente in chiaro che il personaggio – un ragazzo che acquisisce il potere di «un migliaio di soli che esplodono» e la capacità di avere ogni atomo del corpo spostato di un attimo avanti nel tempo – è letteralmente un tossico: infatti, il puerile sistema di bere «la formula del professore» avviene di nascosto, in un luna park, e di fatto il flacone che contiene il preparato viene rubato soltanto per per l’egoistico piacere di sconvolgersi. [90]

Praticamente onnipotente eppure paranoico e schizofrenico, sofferente di agorafobia e vertigini, timoroso di se stesso e tuttavia in grado di distruggere il mondo, il personaggio tratteggia spietatamente, nelle accorate parole di sua moglie Lindy «quello che succede quando qualcuno che non lo merita ottiene potere», circostanza che in un mondo dove tutti possono diventare famosi pur non sapendo fare assolutamente nulla rischia di essere piuttosto diffusa. Pieno della pretesa di salvare l’umanità, ma incapace della minima consapevolezza, «dà la colpa di tutto all’uomo nero», cioè a Void, la sua controparte negativa, che rappresenta quanto di sé non riesce ad accettare e quindi proietta ed estroflette senza controllo. Bob Reynolds ottiene un potere di «proporzioni bibliche» senza nessun particolare merito e senza sottoporsi ad alcun tirocinio, non dimostra nessuna capacità di disciplinarlo e sembra anche privo dell’integrità che potrebbe metterlo in condizioni di non esserne controllato a sua volta. [91]

Le ultime storie in cui Sentry è protagonista, scritte da Bendis e disegnate da Deodato, sono pienamente calate nel clima ossessivo del Regno Oscuro; oltre a permettere ulteriori approfondimenti rispetto al rapporto tra potere e corruzione, forniscono l’opportunità di contestualizzare con pertinenza la terminologia gnostica. Questa tormentata figura sembra infatti rappresentare un uomo ilico animato dalla pretesa di essere uomo pneumatico, che nella sua materialità priva di scintille, puramente “posseduta” da qualcosa di più grande ma non sorretta da nessuna assunzione di responsabilità, come sarebbe tipico per un uomo psichico, agisce la propria funesta presunzione in un contesto che sembra davvero retto da un dio crudele. Niente di così strano: molte gente vive così, e se ne compiace.

Tanto Dark Reign quanto la vicenda di Sentry conoscono un epilogo in The Siege, storia dell’assalto al cielo e della caduta di Osborn, crossover la cui sequenza principale è scritta dal solito Bendis e disegnata dall’espressivo Oliver Coipel. Contro il volere delle gerarchie di Washington, Osborn dichiara guerra ad Asgard, dimora di Thor e degli altri dei nordici, ospitata in questo particolare periodo sulla terra e fluttuante sull’Okhlaoma. È portato a questo consiglio proprio dal perfido dio del male Loki, che ha un contorto piano per riportare in cielo la sua patria. Mentre in un Ragnarok molto terreno la città degli dei crolla a pezzi, gli intrighi di Osborn sono smascherati sotto l’occhio dei suoi amati media: spogliato dell’armatura di Iron Patriot, rivela che il suo vero volto è quello del grottesco alter ego criminale Goblin, e non è una maschera.

A sua volta, Sentry è definitivamente preda del proprio lato oscuro, e nel suo aspetto più essenziale l’entità che possiede questo fragile uomo si palesa come l’Angelo della Morte della Pesàh ebraica. In un crescendo inarrestabile, dopo essere stato responsabile di morte e distruzione, implora di essere ucciso, e infine, questo triste e strano personaggio, in cui onnipotenza e impotenza sono strettamente intrecciate e per il quale vittoria e sconfitta perdono ogni significato, è tumulato nel sole. [92]

Tuttavia, almeno questa volta un’apocalisse oltre ad una catastrofe porta con sé anche una rivelazione e un lieto fine: il presidente Obama in persona ritira l’Atto di Registrazione che costringeva gli eroi mascherati a dichiarare le loro identità. Tra i protagonisti più rappresentativi, Steve Rogers, ritornato in vita, è nominato capo della sicurezza nazionale, senza riprendere tuttavia l’identità di Capitan America; Tony Stark recupera le sue facoltà mentali, è ancora Iron Man, ma ha perso il suo impero industriale.

I cambiamenti sembrano radicali e sono sempre momentanei, così come lo sono addirittura le morti. E se progressivamente i personaggi riconquistano le caratteristiche più tipiche, nella continuity Marvel ogni variazione mantiene tracce capaci di suffragare nuove soluzioni narrative. Le storie confluiscono nel clima dell’Heroic Age, conducendo verso climi più ottimistici, addirittura mitopoietici, preludendo alle riflessioni sulla crisi economica del cross-over Fear Itself ideato da Matt Fraction, ultimo momento memorabile prima di un calo nella qualità narrativa delle storie, comunque già era evidente in The Siege, che per risolversi dovrà attendere ulteriori apocalissi. Di qui, con più di un salto, arriviamo al mosaico di mondi di Secret War (2016) del criptico e dettagliato Jonathan Hickman e dell’espressivo e solido Esad Ribcic, a cui segue un ulteriore rilancio di personaggi e vicende, che non sarà certamente l’ultimo. Ma queste sono davvero altre storie, datate al periodo della trasposizione cinematografica di Civil War, nella quale ritroviamo i grigi toni di conflitto, dubbio e sconfitta che hanno reso effettivamente eroico il ciclo narrativo qui riassunto.

Alla luce della vicenda complessiva messa in atto, assume pieno rilievo un ammonimento di Jung, scritto poco dopo il nazismo e adatto ai nostri tempi come ad ogni altra oscurità che la storia degli uomini saprà far calare: occorre conoscere il «terribile nemico» che vive nel cuore dell’uomo e permettere in se stessi un «conflitto cosciente». Se quanto oltrepassa la misura umana evoca nell’inconscio potenze disumane, se in ogni persona si manifestano gli stessi fenomeni psichici collettivi, il riuscire a permettere un avanzamento nella natura morale di ogni singolo individuo rappresenta proprio quella piccola parte di eroismo che ad ognuno di noi può spettare. [93]

Sempre seguendo Jung, possiamo anche scoprire perché, in un’epoca nella quale le conquiste della civiltà hanno spalancato «l’abisso del mondo» senza fornire sufficienti risposte al nostro smarrimento, fumetti e gnosticismo possono interessarci così tanto anche se molti saccentoni continuano a considerarle stupide favole. Invece, è proprio dove le cosiddette favole forniscono immagine e concetto alla “lotta contro il male” che trovano forma linguistica quei contenuti inconsci di ostacolo e disturbo alla propria autorealizzazione e alla base di fobie e ossessioni; tale contenuti, spesso non espressi ma presenti in ognuno, sono mimetizzati in tutti gli ambiti sociali, religiosi e politici. Comprendere, risolvere e integrare il male, evitare che il bene si perverta, ricondurre le perversioni ad un potere di luce: ecco le battaglie che ogni giorno ci aspettano. [94]

La concretezza di questo sentire la esprime adeguatamente un lettore di fumetti, preoccupato dall’incidenza della crisi economica sulla propria attività commerciale: «Quando il mondo mi sembra diventare insostenibile, leggere le storie di eroi che non sia arrendono mai, che combattono per noi e non si fermano di fronte a niente, storie fantastiche ma dai risvolti umani, è quello che mi serve. Grazie di cuore.» [95] E per quanto mi riguarda, ad avermi suggerito queste riflessioni non sono né fumetti di buona levatura né questioni filosofiche millenarie, quanto  la necessità di trovare un diversivo alla mediocrità alla quale la politica ci ha abituato, apparentemente assuefatta a quelle caratteristiche di potenza e ignoranza che per la Prima Apocalisse di Giacomo sono tipiche degli Arconti, ampiamente imitate da autorità mondane e dal popolo tutto. Tuttavia, è anche detto che non bisogna darsi troppa pena di questo, perché tali azioni rivelano utilità per chi è giusto. [96]

Per concludere, si potrebbe ripetere, come disse qualcuno, che niente ha mai veramente fine. Il segno della follia che ha reso possibile il Regno Oscuro lascia aperte le possibilità del ritorno di Osborn, il quale infatti, dopo aver continuato a dare ordini ai suoi infiltrati da dietro le sbarre, in una storia scritta da Bendis e dinamicamente disegnata dal maestro Neal Adams, viene liberato dai suoi molti fanatici seguaci, convinti che con lui «Il mondo sarà migliore, tutto sarà migliore». [97] La circostanza promette nuove avventure e aiuta anche a comprendere che nelle nostre troppo prosaiche società, vigliaccamente in fuga tanto dalle discordie esistenti quanto dalle risoluzioni possibili, non saranno i supereroi a liberarci delle pastoie di un potere più autoritario e incapace di quello dei fumetti.

L’esaurimento testimoniato da queste nostre tristi società è tale da richiedere soluzioni innovative o quantomeno inedite. Un pensatore complesso e controverso come Leo Strauss, da leggere in modo diverso da come perlopiù accade alla corte dei neo-con, suggerisce che tra politica e filosofia si debba operare una separazione funzionale, radicalmente differente dai rapporti sperimentati nella modernità, per fare in modo che le due distinte sfere di sapere e potere possano rispettare reciproca autonomia. [98] Nel frattempo, ancora viviamo in un mondo nel quale ometti chiamati politici decidono in base ad interessi parziali coperti di retorica ideologia, mentre vaghe idea di cultura giustificano gli eventi senza correggerli oppure vi si oppongono senza comprenderli. Così, nel nostro piccolo mondo reale, povero di immaginazione e di baloon, la politica non sembra in grado di permettere sviluppo alle cose di tutti, la cultura risulta incapace di mantenere ogni minima integrità e indipendenza: potere e sapere perseverano nella reciproca corruzione e tutti noi, come tanti poveri bimbiminkia privi di ogni capacità di critica e intervento, ci facciamo piacere per forza tale insulso fumettone.

[1] Brian M. Bendis – Dugan Troglen (intervista), Il deus ex machina del Regno Oscuro, «Marvel Spotlight» 6.2009, su Dark Reign n. #0B, «Marvel Miniserie» a. XVI n. 102, 11.2009, p. 13, Marvel Comics.

[2] Slavoj Žižek, Il sorriso di Bartleby: al di là della politica del godimento, su «Pandere» n. 0, Edizioni Noubs, Chieti 2006, p. 7.

[3] Jacques Lacan, Scritti vol. I (1966), Einaudi, Torino 1974, p. 73.

[4] Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica (1936), Einaudi, Torino, 1966, p. 28, passim.

[5] Umberto Eco, Apocalittici e Integrati (1964), Bompiani, Milano 200811, passim.

[6] Carl G. Jung, Gli archetipi dell’inconscio collettivo (1934-1954), Bollati Boringhieri, Torino 1977, pp. 15-17, passim.

[7] Carl G. Jung, Problema psichico dell’uomo moderno (1928-1931), in Opere 10.1 – Civiltà in transizione: il periodo tra le due guerre, Bollati Boringhieri. Torino 1998, p. 118.

[8] AAVV, Marvel Chronicle, Marvel Italia/Panini, Modena 2009, passim.

[9] Fabio Licari, Nuovi supereroi e vecchi maestri italiani; Giorgio Lavagna, Comics mainstream, comics di nicchia, in Sentry La verità – Supereroi le Grandi Saghe vol. 99, RCS.

[10] Grant Morrison, Supergods (2011), Bao Publishing, 2013.

[10] Alessandro Di Nocera, Supereroi e superpoteri, Castelvecchi, Roma 20062, pp. 33-40, passim.

[11] Ibid, pp. 77-84, 261, 291, passim.

[12] Mark Millar – Brian Hitch, «Ultimate» n. 1-13, 03.2002-04.2004, Marvel Comics (Ultimates Superumano / Ultimates Sicurezza Nazionale – Supereroi le Grandi Saghe vol. 29 e vol. 71, RCS).

[13] Nafeez Mosaddeq Ahmed, Guerra alla libertà, Fazi, Roma 2002, pp. 112-121, passim.

[14] Webster Griffin Tarpley, Anatomia di un Coup D’Etàt, in AAVV Zero2, a cura di Giulietto chiesa, PIEMME 20112, pp. 273-276.

[15] Brian M. Bendis – Gabriele Dell’Otto, «Secret war» pt. 1, tav. 23, 04.2004, Marvel Comics (Guerra Segreta, Supereroi le Grandi Saghe vol. 5, p. 52, RCS).

[16] Giorgio Lavagna, Il fumetto della realtà, introduzione a Guerra segreta, cit., p. 6-11.

[17] Raffaele Alberto Ventura, La filosofia di Civil War, «Prismo» 6.05.2016.

[18] Giorgio Lavagna, Il fascino degli eroi, introduzione a Civil War, Supereroi – le Grandi Saghe vol. 1, RCS, pp. 6-11.

[19] Alexis de Tocqueville, La democrazia in America (1835-1840), Mondadori, Milano, 2009, pp. 235-242, passim.

[20] La legge delle armi, «Los Angeles Times», su «Internazionale» n.980, 21.12.2012, pp. 22-23.

[21] Mark Millar – Steve Mc Niven, «Civil War» pt. 6, tav. 14, 02.2007, Marvel Comics, (Civil War, cit.).

[22] Ed Brubacker – Steve Epting, «Captain America» n. 26, 04.2007, Marvel Comics (La morte di Capitan America – Supereroi le Grandi Saghe n. 2, RCS) .

[23] Brian M. Bendis – Leinil Francis Yu, «Secret Invasion» n. 4, tav. 9, 09.2008, Marvel Comics (Secret Invasion – Supereroi le Leggende Marvel vol. 1, p. 122, RCS),.

[24] Matt Fraction – Salvator Larroca, «World’s most wanted – The Invincibile Iron Man» n. 8-19, 02.2009-12.2009 («Iron Man» n. 19-29, 10.2009 – 08.2010), Marvel Comics

[25] Gerry Conway – John Romita, «Amazing Spiderman» n. 120, 06.1973, Marvel Comics.

[26] Alessandro Di Nocera, Supereroi e superpoteri, cit., p. 84,

[27] Howard Mackie – John Romita jr., «Spiderman» n. 75, 12.1996, Marvel Comics.

[28] Warren Ellis – Mike Deodato, «Thunderbolts» n. 110, 3.2007, Marvel Comics.

[29] Giorgio Agamben, Lo stato di eccezione, Bollati Boringhieri, Torino 2003, pp. 44-50, passim.

[30] Brian M. Bendis – Mike Deodato, «Dark Avengers» n.5, tav. 2-11, 08.2009 («Iron Man» n. 24, 03.2010), Marvel Comics.

[31] Matt Fraction -Mike Deodato & Terry Dodson, «Dark Avengers/ Uncanny X-Men: Exodus» n. 1, tav. 29 11.2009 (Gli Oscuri Vendicatori – Gli Incredibili X-Men, Utopia 4 – Exodus, «Comics USA» a. XI n. 41, 06.2010), Marvel Comics.

[32] Johnatan Hickman – Giuseppe Vinci, «Secret Warriors» n. 8, tav. 3, 11.2009 (Secret Warriors n. 2, «Marvel Mix» a. XV, n. 85, 07.2010), Marvel Comics.

[33] Joe Kelly – Paulo Siqueira & Amilton Santos, altri, «Amazing Spiderman» n. 599, tav. 23, 09.2009 (Spiderman n. 529, 03.2010), Marvel Comics.

[34] Brian M. Bendis – Mike Deodato, «Dark Avengers» n. 3tav. 9, 05.2009, («Iron Man» n. 22, 01.2010), Marvel Comics.

[35] Paul Jenkins – Max Texeira, «Sentry & The Angel of X-Men», 02.2001 tav. 2; Paul Jenkins – Jae Lee «The Betrayal – Sentry» n. 5, 01.2001 tav. 5; Paul Jenkins – Phil Winslade «The Sentry & The Fantastic Four», 02.2001 tav. 14. Marvel Comics.

[36] Brian M. Bendis – Mike Deodato, «Dark Avengers» n. 13 tav. 13, 03.2010, (su «Iron Man» n.31, 10.2010), Marvel Comics.

[37] Tim Leong – Brian Michael Bendis, La passione di Bendis (intervista), 11.2005.

[38] Hans Jonas, lo gnosticismo (1958-1963), Sei, Torino 2002, pp. 53-54.

[39] Ibid, pp. 144-163.

[40] Gian Carli Benelli, Gnosi, il volto oscuro della storia, Mondadori, Milano 1991, pp. 5-7.

[41] Giorgio Galli, Hitler e il nazismo magico, Rizzoli, Milano 1989 (anche in pdf), passim.

[42] Giorgio Galli, La magia e il potere (2004), Lindau, Torino 2012, pp. 377-379.

[43] Gore Vidal, Armageddon? (1987), in Democrazia tradita, Fazi, Roma 2004, pp. 52-72; Roberto Giammanco, L’immaginario al potere: religione, media e politica dell’America reaganiana, Antonio Pellicani Editore, Roma 1990; Klaus Kienzler, Fondamentalismi religiosi (1996), Carocci, Roma 2003, pp. 40-44; Barbara Spinelli, Le trappole dei sionisti cristiani, «La Stampa» 6.04.2003.

[44] Apocalisse di Pietro (I sec. d.C.) 75-76, in Apocalissi gnostiche (1987), a cura di Luigi Moraldi, Adelphi, Milano 20113, p. 24, 120; Vangelo di Verità (150 d.C.) 17, 30, in Vangeli gnostici (1984), a cura di Luigi Moraldi, Adelphi, Milano 20037, p. 30, 129.

[45] Gian Carli Benelli, Gnosi, il volto oscuro della storia, cit., pp.38-43.

[46] Ibid, p. 346.

[47] Massimo Introvigne, Il ritorno dello gnosticismo, SugarCo, Carnago (Varese), 1993, passim.

[48] Ioan Petru Culianu, I miti dei dualismi occidentali (1986) Jaka Book, Milano 1989, p. 136

[49] Vangelo di Tomaso (90-120 d.C.) 33, 25-29 [7], in I Vangeli gnostici, cit., p. 6.

[50] Ezio Arbrile, Il firmamento magico e l’eresia del serpente, «Studi sull’Oriente Cristiano» n. 7, 2003 (su pdf, p. 11).

[51] Slavoj Žižek, Il cuore perverso del Cristianesimo (2003), prefazione di Marco Senaldi, Melthemi, Roma 2006, pp. 19-25, 33, 163-165, 221, 228, passim.

[52] Vangelo di Matteo 12, 31-32; Vangelo di Marco 3, 29; Vangelo di Luca 12, 10; Vangelo di Tomaso, 40, 20-30 [43-44], in Vangeli gnostici, cit., p. 11.

[53] Gian Carli Benelli, Gnosi, il volto oscuro della storia, cit., p. 341.

[54] Giovanni Filoramo, I nuovi movimenti religiosi, Laterza, Bari 1986, p. 70.

[55] Stella Marega, L’attesa dell’Apocalisse: dall’antico gnosticismo alla moderna rivoluzione, «Metabasis, rivista di filosofia on-line», a.1 n.1, 03.2006, pp. 6-10.

[56] Apocalisse di Pietro, 73-79, in Apocalissi gnostiche, cit.,  pp. 23-27, XI, XVI.

[57] Ezio Arbrile, Il firmamento magico e l’eresia del serpente, cit., p. 27.

[58] Apocalisse di Giovanni (95 d.C.), 20, 7.

[59] Renè Guenon, Il regno della quantità e i segni dei tempi (1945-1950), Adelphi, Milano 1982, p. 264; Pierò Calo, L’Islam e l’eredità bizantina, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma 1990, pp. 61-62.

[60] Eric Voeglin, Il mito del mondo nuovo (1959), Rusconi, Milano 1970, p. 27.

[61] Luciano Pellicani, Rivoluzionari di professione, Vallecchi, Firenze 1975, p. 133.

[62] Luciano Pellicani, La società dei giusti, Etas Libri, Milano 1995, p. 7.

[63] Carl G. Jung, Gli archetipi dell’inconscio collettivo, cit., pp. 28-31.

[64] Pavel Florenskij, Le porte regali (1922), Adelphi, Milano 1977, p. 35.

[65] Carl Schmitt, Cattolicesimo romano e forma politica (1923), Il Mulino, Bologna 2010, p. 25.

[66] Slavoj Žižek, Il cuore perverso del Cristianesimo, cit., pp. 47-76.

[67] Mario Perniola, Del sentire cattolico, Il Mulino, Bologna 2001, p. 12-16,64-74, passim.

[68] Giorgio Agamben, Opus Dei. Archeologia dell’ufficio. Homo sacer, II, 5, Bollati Boringhieri, Torino 2012, passim.

[69] Fabio Della Pergola, L’aborto post natale e la confusione della mente, «agoravox», 7.03.2012.

[70] Ernesto Galli Della Loggia, Quando le religioni sfidano il conformismo sui gay, «Corriere della Sera» 30.12.2012.

[71] Vangelo di Verità, 42-30-24-25, in I Vangeli gnostici, cit. pp. 44-34.

[72] Elaine Pagels, I vangeli gnostici (1979), Mondadori, Milano, 19822, pp. 198-204.

[73] Jacques Harmand, L’arte della guerra nel mondo antico (1973) Fratelli Melita, La Spezia 1981, pp. 41-47]

[74] Giambattista Vico, La Scienza Nuova (1725, 1730, 1744) BUR, Milano 200810, pp. 144, 204, 262.

[75] Thomas Carlyle, Gli eroi (1841), Dall’Oglio, Milano 1981, p. 7, passim.

[76] Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli (1889), Adelphi, Milano, 2007, p. 90; Ecce homo (1888), Adelphi, Milano 2007, p. 57

[77] Marc Augé, Genio del paganesimo (1982) Bollati Boringhieri, Torino, 1982, passim.

[78] Fabio Mini, Eroi della guerra, Il Mulino, Bologna 2011, pp. 9-11, 159.

[79] Fernando Savater, La missione dell’eroe (1983), Pratiche Editrice, Milano 1998, p. 162

[80] Gian Carli Benelli, Gnosi, il volto oscuro della storia, cit., pp. 11-14

[81] Stella Marega, L’attesa dell’Apocalisse: dall’antico gnosticismo alla moderna rivoluzione, cit. p. 21.

[82] Carl G. Jung, Lo spirito mercurio (1943-1948), in La simbolica dello spirito (1959),  Einaudi, Torino 1975, p. 101.

[83] Aselm Grül, Per vincere il male (2001), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 20062, passim.

[84] AAVV, Vita e detti dei Padri del deserto (1971), a cura di Luciana Mortari, Citta Nuova, Roma 20013, p. 191.

[85] Vangelo di Matteo, 7, 5.

[86] Kelly Sue DeConnick – Emma Rios, «Osborn. Evil incarcereted» n.5, 6.2011, tav. 17-18 (Osborn. Il diavolo dietro le sbarre, «Marvel Mega» a. XVII n. 78, 06.2012), Marvel Comics.

[87] AAVV, Marvel Chronicle, cit., p. 302.

[88] Paul Jenkins – Jae Lee, «The Sentry» n.1-5/ «The Sentry & Friends» n. 1-5 09.2000 – 02.2001, Marvel Comics (Sentry – La verità, Supereroi le Grandi Saghe vol. 99, cit).

[89] Brian M. Bendis – Steve McNiven, «New Avengers» n. 7-10, 07-10.2005, su I Nuovi Vendicatori – Segreti Svelati, Supereroi le Grandi Storie vol. 82), Marvel Comics.

[90] Paul Jenkins – John Romita jr., «The Sentry» n. 1-8, 11.2005 – 06.2000 (Sentry – Supereroi le Grandi Saghe vol. 38), Marvel Comics.

[91] Brian M. Bendis – Mike Deodato, «Dark Avengers» n. 13, tav. 11-12, cit., Marvel Comics.

[92] Brian M. Bendis – Olivier Coipel, «The Siege» n. 1-4, 03.2010 – 07.2010 (Assedio n. 1-4, «Marvel Miniserie» a. XVIII n. 108-111, 10.2010 – 01.2011), Marvel Comics.

[93] Carl G. Jung, Lotta con l’ombra (1946), in Opere, 10.2 – Civiltà in transizione: dopo la catastrofe, Bollati Boringhieri, Torino 1998, pp. 57-67.

[94] Carl G. Jung, Sulla fenomenologia dello spirito nella favola (1946-1948), in La simbolica dello spirito, cit., pp. 56-58.

[95] Vendica questo! – Lettere dei lettori, «I Vendicatori» n. 10, 01.2013, Marvel Comics.

[96] Prima Apocalisse di Giacomo (120-180 d.C.), 31, in Apocalissi gnostiche, cit., p. 38-39, 170.

[97] Brian M. Bendis – Neal Adams, Goblin Returns!, tav. 19, «New Avengers» 16.1, 11.2011 («Thor» n. 157, 04.2012), Marvel Comics.

[98] Leo Strauss, Gerusalemme e Atene (1983-1989), introduzione di Roberto Esposito, Einaudi, Torino 1998, pp. XXVII, 57, 215.

Prima edizione su «Tconzero» n. 28, febbraio 2013. Riveduto e ampliato.

Fotografia: Claudio Comandini, “Spider-man is watching you” – Berlino, ottobre 2015.

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    Enrico Fraccacreta è nato nel 1955 a san Severo (Foggia) da padre pugliese e madre emiliana. Compie i suoi studi universitari a Firenze e Bologna, dove partecipa al movimento del Settantasette. Laureato in Agraria, è appassionato di botanica. La natura, […]

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    Premonizioni del Settantasette

    Se forse gli anni settanta non iniziano con le rivolte del 1968 ma vi trovano la loro origine mitica, probabilmente finiscono come in una tragedia greca con il 1977. Segnala Nicola Tranfaglia che in tale pagina «in buona parte ignota […]

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    Colpo di Stato in Russia

    Tra le testimonianze della rivoluzione russa, quella offerta da Tecnica del colpo di Stato, pubblicato da Curzio Malaparte a Parigi nel 1931 e dato alle stampe in Italia soltanto nel 1948, presenta la singolarità di metterla in sequenza con altre […]

  • Vetrata Palma di Montechiaro (AG)

    Piotr Merkurj: la pittura della luce

    Un pittore russo tra Oriente e Occidente. Pensare le icone, dipingere nel pensiero. Dialogo su luce e materia, forma e colore, spiritualità dell’arte, autonomia della cultura.   «Il disegno è una scienza se esplora l’anatomia con la precisione del tratto, una deità se suggerisce il […]

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    Catalogna. La costruzione di un regno inesistente

    Dopo la fuga di Puigdemont in Belgio, accusato di ribellione, sedizione e malversazione insieme ad altri esponenti indipendentisti, e la sua dichiarazione di non presentarsi ai giudici di Madrid, si può considerare chiusa una prima fase dell’autoproclamatasi Repubblica di Catalogna. Questa, bocciata all’unanimità […]

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    I giornalisti americani e il giornalismo fascista

    Di fronte al fascismo, parte della stampa statunitense azzardò analogie con i protagonisti della propria epopea. Gli Stati Uniti si sentivano vicini all’Italia laddove, usciti dal loro isolazionismo soltanto con la partecipazione alla Grande Guerra, erano passati per un periodo […]

  • Fascist Architecture in Washington - Lisner Auditorium (1941-1943) by Faulkner & Kingsbury

    Affinità e divergenze tra fascismi e New Deal

    Una polemica apparsa recentemente sul The New Yorker a firma di Ruth Ben-Ghiat si chiedeva perché in Italia edifici legati al fascismo, quali il Foro Italico e il Palazzo della Civiltà Italiana (o del Lavoro), non venissero abbattuti. E nel […]